Mauro Marino
Sarà che sono un po' tardo! Anzi l'essere tardo lo rivendico, fermo l'orologio a volte, strappo le pagine del calendario, rallento e guardo. Ehi, che accade? Chiedo. Di troppo intelligenti è pieno il Mondo. C'è gara intorno, e chiasso, tanto. Tutti, proprio tutti, s'affannano. Hanno compreso? Non so! Io no!
C'era all'inizio, la storia di una escort, me l'ero immaginata come una 'matahari', una tosta, vendicativa anche. Una 'donnina', un palazzo romano, un letto grande e un uomo vecchio che la costringe a fare docce fredde in piena notte! Una storia squallida. Orribile!
Via via, trascorrono giorni e notizie. Il privato e il pubblico si mischiano, si torna in Puglia, a Bari, che da li s'era partiti! I magistrati indagano, non era soltanto una storia di 'pruriti' presidenziali. Vengono fuori altri fatti. I nomi? Quello della signora Patrizia D'Addario (le sarà guarita la raucedine?), quello del ruffiano-imprenditore Gianpaolo Tarantini, che faceva affari aiutandosi con la passerina della signora su citata e di altre, molte altre che a volte 'la davano' e altre volte no. A volte prendevano la busta e altre volte no. Affari, quelli del principino Gianpaolo e che affari! Cose di milioni di euro nella sanità pubblica. Un casino vero. E poi? I nomi si son fatti di peso. E' venuto fuori quello di Lea Cosentino, avvocato leccese, 'stella' della nuova sanità pugliese, indagata per turbativa d'asta. Sandro Frisullo ha detto che a lui le donne piacciono, ma non pare essere notizia di reato.
Insomma sesso, cocaina, denari e parole, tante parole. C'è gara intorno, e chiasso, tanto chiasso. Un terremoto!
Il presidente Vendola era in Canada, nei giorni caldi! Certo la “missione” l'avrà rinfrancato. Li c'è fresco e distanza soprattutto, i pensieri non s'affannano, puoi guardare con serenità al futuro. In fondo manca poco e poi sarà gioco aperto. Meglio preparare il terreno. Intorno affilano le lame!
La questione morale se l'erano scordata, la prerogativa, l'humus stesso della rivoluzione di Nichi era rimasto al lato, un optional.
“Vabbè”, si sarà detto il Presidente che non ha voluto diventare Governatore, “mettiamo un po' d'ordine! Vediamo di dare una lucidadina all'immagine un po' stinta del dopoelezioni. Con sta Poli che incalza, con tutti quei babbei che le stanno dietro! Meglio darsi una mossa! Et voilà, la giunta c'era e adesso non c'è più”. Azzerata! Si racconta che non ha dovuto neanche alzare la voce, i suoi assessori hanno rimesso, quieti, il mandato. L'unico vero esito della rivoluzione gentile!
Che cosa accadrà? Si riparte. Pochi giorni ed avremo il secondo governo Vendola. Roba da statisti!
A quanto pare il professore Tommaso Fiore, sarà l'unico che rimarrà al suo posto di guida della sanità pugliese. Vi era giunto da poco in sostituzione di Alberto Tedesco, anche lui 'ferito' da indagini giudiziarie.
Fiore, una persona limpida, un militante, un uomo di testimonianza e di pratiche, un uomo di quella Puglia migliore che in tanti hanno sperato. Un uomo che avremmo voluto vedere attivo già dall'inizio dell'avventura vendoliana. Cosa impossibile per via di bilance e bilancini che una volta raggiunto l'obiettivo dell'elezione stemperano l'idealità politica nella convenienza strategica di partiti e partitini. Sarebbe stata senz'altro un'altra storia. Forse si sarebbe ragionato sul senso della salute, della qualità della vita al riparo da un centralismo economico ed amministrativo capace soltanto di divorare denaro senza produrre benessere, sicurezza, diritti.
Oggi, in realtà, Nichi Vendola appare solo! Questo lo capisco anch'io, che son tardo. A pelle lo capisco, emozionalmente! Ma cosa c'entrano le emozioni con la politica?! C'entrano quando si scorge il limite e torna l'umano a sommuovere la sicurezza del Potere. Non serve più il vestito buono, l'auto lucida, l'addetto stampa e tutto l'ambaradan quando s'avvicina l'epilogo e il successo è stemperato da tante piccole e grandi sconfitte.
Auspica il cambiamento Nichi! Ma è solo! Da solo si dà un'altra chance.
Ha iniziato lui quest'abbandono, votato al “due” che inganna! Capita in politica (...tra il dire e il fare...) specie quando giri le spalle a quelli che ti sentivano compagno, a quelli che non avevano il bisogno di condividere il pane, ma semplicemente di riconoscere nel Presidente uno di loro.
Ti lasciano, iniziano a non capirti, ad odiarti, anche! Non ti interpretano, scoprono che dietro le parole c'è la retorica e che la poetica non vuole avere gambe, energia, possibilità. E' così quando t'innamori. Uno strazio. Poi, la solitudine. E quanti sono gli innamorati traditi da questa rivoluzione mancata che ha bisogno di ri-cominciare ad un passo dal suo epilogo? Moltissimi. Fanno silenzio, son tardi, non capiscono. C'è gara intorno, e chiasso, tanto. Ma, non c'è più tempo, solo uno “squasso di cuori”!

Pausa! Silenzio! Il nostro guardare è in lutto! Pina Bausch non c'è più.
Anche noi, da qui, dobbiamo ricordarla! E' nostro dovere! Il suo sguardo non potrà più carezzare le città del Mondo per pensare scritture di corpi, per fare il graffio alla bellezza, per svelare ciò che la piega nasconde nel 'non' dell'attenzione. Il suo espressionismo non potrà più giocare la scena come se fosse una strada, un angolo di vita, un soffio, un attimo, un respiro. Il suo viaggio goethiano alla scoperta di paesi e città del mondo l'ha portata a Roma e Palermo, a Madrid, a Vienna, a Los Angeles, ad Hong Kong, a Lisbona. L'ha portata ad incontrare generazioni di danzatori che si son lasciati plasmare dal suo severo e dolcissimo sguardo. Oh! Pina, a quanti mancherai!
E' stata anche salentina, Pina! I nostri luoghi li ha conosciuti, frequentati, amati - s'è goduta il sole, l'odore del timo e del basilico, s'è lasciata carezzare dalla tramontana e dallo scirocco - quando il Salento non era ancora moda. Riparo di pensiero e di visione quello sì! Luogo del contemplare e dell'esserci pieno dei sensi. Philippine Bausch, detta Pina, era nata a Solingen, il 27 luglio del 1940, la madre del tanztheater è morta ieri mattina a Wuppertal, solo cinque giorni fa le era stato diagnosticato un tumore: chi ama il teatro, chi ama la danza è oggi orfano!
Dov'è il teatro? Dov'è la danza?
Nella consapevolezza dell'interprete. E' il corpo che fa la scena, la porta, gli occhi dello spettatore. E' l'autonomia interpretativa che costruisce lo spazio e dà credibilità all'atto.
La scena del teatro danza di Pina Bausch era (è) tessuta di autonomie: guardo, imparo, dimentico e sono! C'era (c'è) il corpo e la sua leggerezza. Pudore, mai sfrontatezza. Un ritrarsi, un proteggersi, una delicatezza che fa schianto agli occhi e sprofondo al cuore. Silenzio!
Nessun altro impegno a muovere, con la regola del gruppo, del 'concerto' coreografico. Una capacità di stare nel battere comune del Tempo, insieme. Non si primeggia, si sta attenti all'altro nella danza di Pina. Aperti ad accogliere. Non c'era (non c'è) il più bello, il più bravo e tutto il resto d'uno spettacolo scaltro e cialtrone nella scena bauschiana. C'era (c'è) sontuosità, regalità, l'assoluto d'una drammaturgia spinta dalla necessità del dire, dell'esserci pieno. E tutto era (è) bello, bravo, capace. Critico! Utile!
Era! E'! Perchè lei resta, con la sua unicità!
Adesso? C'è sempre all'indomani delle battaglie elettorali un “adesso, che cambia?”.
Non preoccupatevi, la risposta viene di conseguenza, sapete com'è, l'esperienza. La risposta è: nulla! Non cambia nulla!
Il rituale è consueto. Di solito si lascia trascorrere un po' di tempo, qualche giorno di riflessione e poi via all'analisi del risultato: si contano i seggi, si esulta o ci si rassegna a seconda di ciò che è capitato. Alla fine se guardi, “queli” (come diceva il buon Corrado Guzzanti), son sempre lì, cambiano sedia e prospettiva di veduta, pochi “queli” che sloggiano definitivamente. La politica è un mestiere. Ci sono i promossi e ci sono i bocciati, ma è facile previsione: anche gli esclusi troveranno un angolino dove sistemarsi, da dove continuare a pontificare (ah! fosse solo quello...).
In questi giorni, belle parole, salamelecchi, riconoscimenti di valore all'avversario, si sprecano!
Una stucchevole, diffusa piaggeria. Poca frontalità, poco coraggio.
Poche le incazzature e gli ‘amen’ degni d'essere segnalati e rispettati.
I valorosi (solo uno, in realtà, mi sembra d’averne letto in questi giorni, sul Quotidiano di sabato 27 giugno - uno che coerentemente s'è messo fuori dai giochi: Carlo Salvemini) si affidano alla penna e alla lucidità analitica dei numeri: “Abbiamo perso milioni di voti e nel Pd nessuno se ne accorge” titola il suo intervento.
Ma che gli altri non sanno contare? Sembra no, se poi si capacitano subito sul dal farsi.
Per lo sconfitto Partito Democratico il miraggio è l’Udc e Io Sud. Il centro cattolico insomma! Qualche distinguo più o meno strategico ma in sostanza ciò che è da inseguire è la Senatrice.
L’ha messi tutti nel sacco! Questa è la verità! Michele Emiliano che le “dona” l'assessorato “per il Mezzogiorno” nell'Amministrazione barese, offre la prova regina di come il Pd insegua, in affanno, le mosse di Donna Adriana, l’unica, a quanto pare, capace di far politica! Di sorprendere e di stupire. Loredana Capone le riconosce “audacia e coraggio”.
E dire che Antonio Gramsci, la “Quistione meridionale”, l’inchiesta diffusa delle Camere del Lavoro del Sud all'indomani della Guerra Mondiale, le campagne di studio etnografico, erano patrimonio e Storia della Sinistra.
Cose antiche! Macinate dalla velleità - di ciò che è miseramente rimasto di quella gloriosa e generosa classe dirigente - d'essere 'altro', d'assomigliare 'all'altro', al nemico di Classe, per dirla tutta!
C’è voluto lo stizzito sprint anti PdL di una donna del MSI per ricordare all'attuale stucchevole classe dirigente del centrosinistra che c’è il Sud. Che il Sud è un’opportunità! C'è voluta la sua necessità di ritagliarsi spazi al di fuori del PdL per farli sentire tutti patrioti meridionalisti.
In verità, anche uno come Franco Cassano di questo Sud aveva negli anni scorsi parlato e scritto. Teorizzava con “Il pensiero meridiano” (la prima edizione è del 1996 per Casa Laterza) un'autonomia progettuale per il meridione delineando pratiche di un fare politico (da Sud e per il Sud) che al centro mettevano la società civile, il bene comune, il valore della comunità.
Certamente Michele Emiliano ricorderà Città Plurale.
Ma cosa volete che conti un professore universitario, un pensatore. Bisogna studiare, applicarsi! Mette voti più che portarne un professore. In realtà Cassano i voti li portò anche, certo lo ricorda il signor Sindaco. Ma con l'Adriana è più facile! Viene meglio, la comunicazione politica ha bisogno di slogan, di motti e di bandiere. Di superficialità! No si giura più, non si muore più per la politica. E' un mestiere, anzi no, un galleggiare! Non c'è più eroismo e le parole volano. Ciò che stanca (e anche qualcosa in più) è la non consequenzialità tra ciò che si teorizza e ciò che poi si mette in pratica. L'esercizio retorico di questo inseguirsi, di questo corteggiamento, non convince. Possiamo elaborare i discorsi più alti. Strategie transeuropee, mediterranee. Pensare e ripensare il Sud ma per favore qualcosa che resti, che sia tangibile. Che si trasformi in realtà! Vittorio Potì neosindaco di Melendugno ha annunciato che pulirà le spiagge delle sue marine. Ecco, un buon intento! In azione allora (anche se aggiunge che le casse dell'amministrazione ereditata son vuote)! Antonio Gabellone anche lui ha annunciato che ripulirà il Salento, speriamo che appena finito di sistemare le fotografie sul tavolo da Presidente si metta al lavoro! A lui apparentemente di APB non importa nulla! Che sia una linda estate di bellezza per lui e per tutti noi! A Sud naturalmente!
Mauro Marino
Onore ai vincitori? Meglio il silenzio! Ha vinto Antonio Gabellone! Ma non importa, c'è aria di cambiamento, non la sentite? C'è! I numeri di ieri l'altro, a livello nazionale, son diversi da quelli di quindici giorni fa. Non deflagrano, non spaventano, si può fare la conta, qualcosa s'è salvato! Niente débâcle, nonostante le ufanerie dei soliti “guastati” in Tv. C'è da fare!
“W Patrizia” hanno gridato a Bari salutando la vittoria di Michele Emiliano. Ma non è merito di Patrizia D'Addario questo 'avvento'. Certo, una spintina l'ha data. Coraggiosa la ragazza e vendicativa, soprattutto! Vendetta! Vendetta! Vendetta! Che significa, in questo caso, scegliere, fare la strategia e mirare il colpo. Una 'escort politica', la Patrizia! Ben altro che una sciocca velina! In realtà, una kamikaze, lanciata “nel letto grande” di Palazzo Grazioli: il cuore del sistema, il nervo scoperto delle manie presidenziali.
E dire che il cruccio era «ma quanto durerà 'Questoqui' al governo?». S'è fatto fuori da solo!
Questo capita ai gradassi: perdono il controllo! In questi giorni dosi massicce di bromuro certo placano la Sua compulsività. Siamo solidali l'astinenza è dolorosa! Col senso di colpa che rode. Stessa cura il TG Uno, dell'augusto Minzolini, tenta con gli Italiani: silenzio! Nulla accade e... tutto va bene!
Ah le donne, le donne: W Patrizia! E, non vi scandalizzi il volo speculativo, W Adriana! e W Loredana! Onore alle sconfitte allora? Certo si! A guardar le cifre la performance di Adriana Poli Bortone prima e Loredana Capone poi sono la novità di questa lunga e inquieta tornata elettorale salentina. La prima per spirito di autonomia politica, la seconda perchè quello spirito di autonomia ha saputo apprezzarlo ed un po' l'ha fatto suo nel via via della campagna elettorale! Loredana Capone si rammarica, e vede giusto: dovevamo andare sino in fondo con l'apparentamento con l'UdC e Io Sud. Ragionamento giusto. C'è un passo illuminante in un comunicato stampa diramato a commento e bilancio dei ballottaggi a firma di Poli Bortone: “laddove ci siamo apparentati abbiamo regolarmente vinto e l’elettorato ha dimostrato chiaramente di infischiarsene dell’appartenenza di un tempo” scrive la senatrice. Già, le appartenenze di un tempo! Proprio quello il nodo su cui continuare a ragionare! Bisogna essere coraggiosi. Non valgono le parole puntute di Paolo Perrone che, si vede, non riesce ad esultare sino in fondo. Gli rode, si vede lontano un miglio, gli rode e gli roderà a lungo! Passerà alla storia come colui che fece fuori “mamma”, l'ingrato. Eh! quando il patron Fitto chiama bisogna rispondere anche se poi... non sempre la chiamata è coronata dal successo! Perchè quello di ieri l'altro non è un successo. Se la son dovuta tirare la partita, nessuna marcia trionfale! Sarà stata la pioggia, lo scirocco greve che rende matidi, sarà stato lo stress del tira e molla dei voti, ma le facce dei vincitori sembravano quelle d'un film dell'orrore, anzi dell'orrido! Bagnate e sudaticce s'accalcavano nel quadrato Tv. L'unico bello, era il vincitore, sereno, con un sorriso trattenuto ed educato.
Mantovano sbucava da destra con l'aria di quello che dice ascolto, son qui... ma non conto molto, poi c'era Saverio Congedo, con i capelli ingrigiti dai 'grattacapi', poi la confraternita di Forza Italia Fitto con i capelli 'ntappati sulla fronte (certo sarebbe stato a Bari, se quel Cagno Di Abbrescia ce l'avesse fatta, ma sapete come è andata), poi lo gnomo Palese con uno dietro che tentava a tutti i costi di farsi vedere! E così sempre a sgomitare, una comica! Un vero spasso!

Hai detto: “Il disegno sarà semplice come unghiate di bestia su di un tronco”.
Antonella Anedda, All’angelo, da piccola
L'Associzione Culturale Germinazioni, presidio del libro di Lecce, presenta questa sera, giovedì 25 giugno alle 18.30, nel “Teatrino” della Biblioteca Provinciale N. Bernardini, ex Convitto Palmieri, l'“Atelier dell’errore come Infermeria della Bellezza”, un progetto di Luca Santiago Mora per la Neuropsichiatria Infantile, Ausl di Reggio Emilia. Intervengono con Luca S. Mora, il critico d'arte
Marco Petroni e lo zoologo dell'Università del Salento Genuario Belmonte. Introduce la conversazione Maria Cucurachi di Germinazioni
Dicono i ragazzini che questi animali sono quelli che non hanno dato retta a Noè, che non ci son voluti salire, sull’arca, o sono arrivati in ritardo, come a scuola. Poi tutta l’acqua di quaranta giorni e quaranta notti, e sono tutti morti, estinti tutti.
Bestiario
Luca Santiago Mora
Dico sempre, non so di dove vengano bestie come quelle lì, né dove andranno a riparare, una volta apparse. Affiorano in lunghi pomeriggi, da innocenti fogli bianchi, così innocenti da far paura ad ogni inizio, ai ragazzini che, gli hanno detto, non sanno disegnare. A me fanno specie gli occhi, sempre nuovi, mai uno simile all’altro, nemmeno nello stesso paio. Ricordo bene in atelier, quanta energia richieda loro un occhio. Per quello, forse, li lasciano sempre in ultimo, come il soffio, dopo terra e sputo. In quel gesto, ognuno ha una sicurezza tutta sua, che nemmeno quella, non ho mai capito di dove venga, e perché, al più presto, rientrando, scompaia. Senza lasciar traccia nell’ordinario.
Per questo mi vien da pensare che, proprio lì, in quel punto inanellato variamente, affondi un archivio di esseri mai nati, o da sempre sopra-vissuti, al quale possa attingere, per vie celesti, solo chi in qualche modo è preda di un’attrazione celeste.
Noi, gravati d’attrazione terrestre, non possiamo che ammirare e rimirare tanta meraviglia.
Da quattro anni in atelier si disegnano solo animali, da mondi lontani, mai visti, mai ricordati prima. Si è venuto così a costituire un esteso corpus da un'ultra-zoologia sorprendente, volta a trascendere lo scontato immaginario di animalità.
Dicono i ragazzini che questi animali sono quelli che non hanno dato retta a Noè, che non ci son voluti salire, sull’arca, o sono arrivati in ritardo, come a scuola. Poi tutta l’acqua di quaranta giorni e quaranta notti, e sono tutti morti, estinti tutti. Altri invece, non hanno ancora messo zampa sulla terra. In lenta marcia, per lunghe fila, nei cieli, ad arrivare fin quaggiù, ma ci vorrà tempo, un lungo tempo… Se ci saremo ancora.
Le bestie che stanno qui nel bestiario, non si danno a mani addestrate tipo adulto o bambino ben scolarizzato. Nascono da demiurghi-pastori-allevatori speciali, come i ragazzini dell’atelier, da mondi speciali, a volte anche molto sofferti, e sofferenti. Fascia d’età dei ragazzini: 7-12 anni.
Etichetta di consegna dal mittente, difficoltà in ordine sparso: apprendimento, attenzione, concentrazione, marginalità, caratterialità, hyper, down, e anche autistici, che restano un enigma per tutti. Molti dei ragazzini, in atelier arrivano educati alla convinzione di non saper disegnare.
O peggio, arrivano a dire: “Io non posso disegnare”. E allora è difficilissimo tirarli fuori da quelle convinzioni lì. Soccombenti, non sanno darsi fiducia, e così, all’inizio, pure in atelier hanno paura, e gli sembra tutto difficile, e sopra-tutto, tutto ma proprio “tutto perfettamente inutile”.
In atelier si disegna di nervi e cuore, poca testa, poche “regole”, inevitabili, determinanti, unica bussola di riferimento per una navigazione a braccio come la nostra, fra improvvisi ed insondabili banchi di nebbia, minacciosi icebergs, che sono le loro personalissime difficoltà, capaci di mandare a picco una flotta intera di arche stracolme di buone buonissime intenzioni.
Fra amici, dico sempre: un’estetica punk! Libera energia contro chi li vorrebbe “No future!”, “Errori”appunto…
Io non so di dove venga quest’immensità di bestie. Di lontano, è certo, facile a dirsi… né dove vadano a riparare, una volta apparsi, l’Orso Kodiak, l’Ebero oculato, l’Uccello Papavero o il PipistrelloAmericanoDalleAliAbbaianti e compagnia bella.
Non so di quello che si andrà rivelando nel tempo, pomeriggio dopo pomeriggio nella bella luce dell’atelier, padiglione Bertolani, Neuropsichiatria Infantile, AUSL in Reggio Emilia.
Solo, di due cosette sono perfettamente certo: uno, che io, per me, mai sarei stato in grado di immaginare l’esistenza di tali esseri, figuriamoci stenderli su un foglio, di-segnarli, ri-produrli. Secondo: nemmeno loro, probabilmente, prima, avrebbero avuto il coraggio di lasciar affiorare certi esseri da certe immensità, e guardarli negli occhi, e accarezzarli … E sentirsene orgogliosi, pure.
Luca Santiago Mora è nato a Bergamo nel 1964; si occupa di arti visive, fotografia, video e ‘scultura sociale’. Dal 2003 cura, in collaborazione con “L’Indaco Atelier di Ricerca Musicale onlus”, un laboratorio di pittura l'Atelier dell’Errore per ragazzi dai 7 ai 12 anni all’interno del reparto di Neuropsichiatria Infantile della Ausl di Reggio Emilia. Nel laboratorio si disegnano solo animali, ne nasce così una zoologia sconosciuta, un bestiario fantastico che, negli ultimi due anni, è stato esposto all’ “ArtVerona 2007” (Verona, ottobre 2007) e a “Stupefatti di spazio” (Carpi, maggio 2008). Il progetto “Bestiario” è stato inoltre finalista del concorso “Ossigeno Italiano – l’inventiva in Italia attraverso 45+1 progetti”, indetto dalla rivista “Abitare” ed è contenuto in un prezioso volume pubblicato da Campanotto editore (2007).
Ehi? Tu ci sei? Ci sono! E gli altri intorno che dicono? Andare al mare? No, magari dopo, prima c'è da fare!!! Anche se, speriamo il tempo tenga, domani, sai la domenica, una cosa, l'altra e l'unico giorno che non lavori si guasta. E' una iattura!!! Domani c'è il voto! C'è da risolvere la questione del ballottaggio. E non solo quella con la piega che han preso 'sti giorni, i botti, le scosse!!! Non si sa mai che di punto e bianco crolli tutto! Uno, sul blog dove pubblico gli articoli, ha commentato il mio pezzo di ieri, I dolori di Narciso, sulle pruderie del presidente del consiglio con un “Sinistra ruffiana”! Noi saremmo i ruffiani, non chi si tiene quello che si tiene, proteggendolo e coccolandolo come un pupo! C'è qualcosa che non va negli italiani. In moltissimi italiani. Ascoltate la radio? Se no, provateci! Al mattino sulla raffinata Radio Tre c'è il filo diretto con gli ascoltatori o a sera, su Radio Uno, la trasmissione 'bunker' di Aldo Forbice, “Zapping”. Ascoltate, potete farvi un'idea degli umori, di ciò che si muove nel ventre dei connazionali. Sono inebetiti! Vabbè il melodramma ma c'è un limite a tutto! Ancora credono al loro “re” nonostante sia bell'è che nudo! Si compiacciono della sua solerzia, lo ascoltano estasiati mentre si fa riprendere che parla al telefono con Niccolò (l'avvocato di casa) dal tavolo del vertice europeo di Bruxelles (vi rendete conto della pantomima?), lo difendono: è una vittima della sinistra alleata dei magistrati! Ma a che pensano? Come pensano? La verità che tutta 'sta storia nasconde i fatti veri. Per esempio: “la presidenza di centrodestra ha incrementato del 237% gli investimenti a beneficio delle tv private, da 932 mila a 3 milioni 137 mila euro. Maggiori beneficiate le reti Mediaset: Canale5 (da 440 mila va a oltre 2 milioni di euro), Italia1 (da 230 mila va a 536 mila euro) e Rete4 (da 163 va a 253 mila). Belle cifre no? Pensate che la Rai è obbligata a mettere in onda gratuitamente i messaggi istituzionali. In pratica”, se sapete fare le addizioni, “l´intero budget (che è di 3 milioni 288 mila euro) è dirottato sulle emittenti tv. Con azzeramento o quasi dell´investimento sulla carta stampata: da 369 mila euro del trimestre Prodi a 9 mila euro di quello berlusconiano, meno 98%. Flessione verticale anche per magazines e internet”. Silenzio! Nessuno dice niente! A condire c'è stato anche il bavaglio del lodo Alfano. Pochine le voci indignate! Pochine!!! Questi son fatti veri! Son soldi e non solo! Altro che la figa! E allora, sapete che vi dico, che si nuvoloso domenica! Niente mare! Andiamo a votare, anche voi, li intorno! Io sud e tu? Coraggio! Ri-cominciamo da qui! C'è bisogno di cambiare aria! Ahinoi... Speriamo bene! Ci siete?! Ci sono!
Lo so che vi incazzerete! Incazzatevi pure!

nella foto: Margaretha Geertruida Zelle altrimenti detta Mata Hari!
Mauro Marino
Che dire? C'è da rimanere ammutoliti! Non tanto per i 'vizi' che quelli sono umani, essere “utilizzatore finale” - come afferma l'avvocato di casa - di prestazioni erotico-sessuali non è una colpa, non significa far parte di una organizzazione a delinquere dedita all'istigazione alla prostituzione. Lui non ci metteva la busta alla fine, solo il cadeau: ciondoli e farfalle, dicono!
Mettiamo pure! Ma non si fa!
Non si può avere una vita privata quando si è “presidenti”! Specie quando si è compulsivi nei comportamenti e, il “nascosto” interesse per la “....” del Nostro, pare proprio dettato da un desiderio ingovernabile, un irresistibile craving, un "appetizione patologica".
“Malato” l'ha apostrofato Veronica Lario, ricordate? “Ossessionato dal sesso” vista le quantità di signorine di volta in volta convocate per passar le feste.
Quell' “in giro c'è pieno di tracce” che tanto preoccupa l'entourage del paziente!
S'abuffa nel suo nascondiglio il Presidente, ma poi sicuramente (nei comportamenti patologici capita) si pente! Si duole. Dice, ahimè!
Dopo le barzellette, le canzoni, il 'vieni, siediti qui sulle mie gambe'. ( 'Anche tu! Anche tu! E anche tu!'. Qualche volta capita che una non basti!). O, 'il resti per la notte? T'aggiusto la questioncina dell'appalto1 (come è stato per la D'Addario)! Dopo, dicevo, l'assale il senso di colpa!
Si rende conto che si espone, ma è più forte di lui. “I dipendenti possono anche vedere che stanno mettendo la loro vita in pericolo e nonostante questo persistono nei loro comportamenti” recita l'informativa sulle 'Caratteristiche della dipendenza sessuale' e ancora: “Nonostante le gravi conseguenze dei loro atti, i dipendenti sessuali non trovano il modo e le 'forze' per interrompere il loro pattern di comportamenti autodistruttivi”.
Siamo a questo signori! E' un problema?
Ma c'è anche un'altra considerazione da fare: chi compiace il Presidente nel suo “nascosto” interesse per la “....” lo tiene in ostaggio. Lo espone e lo rende ricattabile!
E' questo il punto! Non le pruderie del premier ma la stupidita da sciocco re che ostenta, credendosi al riparo, inattaccabile!
***
Lo 'chanchonnier barzellettiere' si scorda, in preda alla smania di sentirsi maschio venerato, d'essere il capo del governo. Scorda, il gaudente, d'avere responsabilità enormi. Non pensa, l'impenitente, che le feste, le 'innocenti' eccedenze muovono e smuovono l'interesse di chi, ad un certo punto, si defila e lo scopre: Patrizia D'Addario si dimostra persona scientifica nella sua mossa! L'ha organizzata con la testa, usando il lascia passare più gradito a Palazzo Grazioli la “....”, per fotterlo nel momento in cui decideva di farlo!
E, l'ha fatto, dopo aver contato i sette voti di preferenza racimolati alle comunali di Bari nella fittiana “La Puglia prima di tutto” (mi scappa la battuta!!!) e dopo che, chissà, è andata buca con la licenza edilizia 'conquistata' con la notte romana a Palazzo Grazioli (era la seconda volta che ci tornava) s'è ‘sfogata’! E con tanto di prove, pare! Come una provetta Margaretha Geertruida Zelle altrimenti detta Mata Hari!
Siamo a questo signore e signori! C'è da preoccuparsi?
Ma cosa volete che sia! Non è l'Italia un paese di navigatori, di esploratori, di poeti e di... puttanieri? Non è il paese dove tira di più “lu pilu ca lu 'nsartu?” e allora perchè prendersela. Orsù Silvio, sei pronto, dopo tali performance non resta altro che il Quirinale! Ve lo immaginate, nei giardini della magione presidenziale?!!!
Ma, c'è sempre un ‘ma’, a rovinar le fiabe: pare proprio che tutto questo ambaradan sia motivato dalla testardaggine con cui il Nostro punta allo scranno più alto della Repubblica.
Si dice, che non sia solo la sinistra ad inseguire veline ed escort d'alto bordo, a collezionare scatti più o meno proibiti. Son molti anche a destra quelli che convinti cantano con Mozart: “Non più andrai, farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando; delle belle turbando il riposo. Narcisetto, Adoncino d’amor”.
Già, non solo D'Alema e quelli del ‘noto’ gruppo editoriale. Ci saran altri nasi 'fini' all'attacco, nascosti, nell'ombra?
Già, l'ombra! D'Alema, no! All'ombra non sa stare. Ancora non ha imparato che è meglio centellinare le parole. Tacere quando è il caso! Ne basta una di troppo e si rovina l'incantesimo! Se avesse taciuto sulle ‘scosse’, giunto in Puglia, oggi non sarebbe esposto e quelli starebbero con le braghe calate (anche se visti i fatti non è proprio conveniente!). Ma al Leader Massimo piace pavoneggiarsi nelle previsioni, tutto dritto sul palco con la mano in tasca, lo sguardo che mira lontano predice il futuro e zac! Il caso s'avvera! Che ci volete fare, quella è dote dei grandi strateghi! Non c’è colpa! Avanti tutta!
Mauro Marino
“C'è la stragrande maggioranza degli elettori che vi ha dato una legnata in fronte”, così l’eterno ragazzo risponde per strada ad un cronista, alzando il braccio! Ci vedi il Salento in quel gesto. Il Salento dei massari e dei caporali. Di quelli che son stati capaci di farsi padroni.
Lo sappiamo, lui è così! Di fondo è burbero! Antipatico, non so! Difende l'apparenza, recita! E' questione di carattere e di censo! Di classe proprio! Se lo può permettere! Sai come sono i bellocci! Se ricchi poi e garantiti, non ne parliamo. Se non hanno l'etica del lavoro, del sacrificio, dell'azienda o di chessò cosa, meglio lasciar nell’angolo ogni speranza! Faranno certo guai.
Quando era “ragazzoragazzo” gli piaceva rompere le scatole.
La politica c'è sempre stata, per via di papà e per quelle scorribande che da ragazzi si fanno così per avere un nemico, per sentirsi vivi e vitali nella battaglia d'ogni giorno. Un po' eroi! Laggiù nel suo paesello la vita scorreva lenta e se non ti davi da fare rischiavi di diventare matto, comunista o poeta! Si, Poeta! Pardon, l’ho sparata grossa! Ne bastava già uno in paese all'epoca, quando lui era adolescente, c'era quello invaghito di Indiani e pieno di vino come un’otre, già bastava!
Comunista? Mah!? Se avesse sbagliato le compagnie, forse. O per ripicca, per rivalsa generazionale, per puntiglio! Ne avrebbe avuto motivo...
***
Non c’era pericolo, meglio fare il giovanotto di buona famiglia, un po' rude, sfrontato come s'addice ai maschietti. Capace di provocare, di menar le mani specie se poi non sei da solo e c'è sempre qualcun altro che ti copre le spalle. Andare in giro a strappare i manifesti pare fosse stato, con il calcio, lo sport preferito! Poi si sa, la vita... ti costringe a fare delle scelte. Sei costretto a lasciare il pallone e a metterti la giacca, la cravatta e a vent’anni iniziare di gran carriera la “carriera”. Il pacchetto di voti c'era già! Guai a buttarlo via! Mammà che avrebbe potuto dire! La laurea non serviva per fare quel lavoro lì, e sai che sollievo, che di studiare..., lasciamo perdere!
Ma sai quante ce n'è di storie così, in questa desolata Terra? Quanti figli con la barca e la casa che se non ci fosse stato papà non l'avrebbero mai avuta! Vabbè che ci volete fare! Non può capitare a tutti, un destino così! Ma a molti sì, se ti fai un’elenco mentale, scopri che la politica e il pacchetto di voti passano di padre in figlio che è una bellezza. E la politica si sa, è cosa esclusiva!
Certo lui “chiuso in un’espressione che sembra non manifestare alcun sentimento, duro come la pietra, cotto al sole di una già lunga navigazione nei mari della politica” è stato sempre capace di galleggiare, di non annegare, eppure di giudici ce n'è che tentantano e ritentano di girargli la barca. Ma, tirarlo giù è impossibile (almeno per il momento è garantito). Lui ha forza “E’ tutto il (suo) padrone”! Non ragiona! Non ha granchè di categorie politiche, va d'istinto e fa guai. Un po' gradasso. Guardate un po' che cosa accade in questo tempo nella nostra desolata Terra!
Eppure l'incarico di governo gli avrebbe permesso di fare lui il leader del Sud se solo avesse avuto le palle di farsi sentire!
Macchè! Ed è così che il suo acerrimo nemico (lui si antipatico) di Terlizzi dovrà lasciare il posto a Madonna Adriana entrata nelle grazie e nel cuore dei Democratici.
Tutta opera sua! A lasciar fare ai ragazzi...